Mutui prima casa: come funzionerà la sospensione per il coronavirus?

Mutui prima casa: come funzionerà la sospensione per il coronavirus?

La platea dei potenziali beneficiari della moratoria sui mutui prima casa è stata ampliata con il decreto 18/2020 “Cura Italia”. Il Dl 9/2020 aveva concesso il beneficio ai lavoratori  ai quali l’orario di lavoro è ridotto per almeno 30 giorni: adesso, il nuovo decreto, per i prossimi nove mesi, estende la moratoria anche ai lavoratori autonomi ma a determinate condizioni.

Chi ha diritto alla sospensione delle rate

Prima dell’emergenza coronavirus il Fondo – di solidarietà per la sospensione del pagamento delle rate dei mutui per l’acquisto della prima casa (istituito con la legge 244/2007) – ha concesso la sospensione del pagamento delle rate, fino a 18 mesi, verificarsi delle seguenti situazioni di temporanea difficoltà: cessazione del rapporto di lavoro (subordinato, parasubordinato, o di rappresentanza commerciale o di agenzia, a tempo determinato o indeterminato), morte o riconoscimento di grave handicap ovvero di invalidità civile non inferiore all’80 per ceneto. Finora il fondo ha accolto 42.394 domande per un controvalore di 51,5 milioni di euro.

Con il Dl 9/2020, vista l’emergenza coronavirus la misura è stata estesa anche alle ipotesi di sospensione dal lavoro o riduzione dell’orario di lavoro per un periodo di almeno trenta giorni, anche in attesa dell’emanazione dei provvedimenti di autorizzazione dei trattamenti di sostegno del reddito.

Visto che, a causa della chiusura delle attività commerciali e professionali, molti titolari di partita iva si troveranno in uno stato di ‘obiettiva difficoltà, L’articolo 54 del Dl “cura Italia”,  ha ammesso tali soggetti, per un periodo di nove mesi (cioè fino al 18 dicembre 2020) ai benefici del Fondo.Sarà sufficiente dimostrare di aver subito un apprezzabile calo nel fatturato delle propria attività.

Documentazione necessaria per accedere ai benefici

Occorre, per prima cosa fare una precisazione: anche se i decreti legge sono immediatamente operativi, per poter presentare domanda – tramite la propria banca – bisognerà attendere qualche settimana perché sono attesi chiarimenti sulle modalità attuative delle nuove disposizioni. Nel frattempo è bene informarsi, anche con la propria banca, e raccogliere l’eventuale documentazione necessaria per essere pronti.

Visto che l’ISEE non può misurare l’effettiva situazione attuale del reddito familiare, non sarà necessario presentarlo. Per le partite IVA basterà, probabilmente, una autocertificazione in cui il richiedente dichiari di aver registrato (sulla base delle dichiarazioni Iva) in un trimestre (o in un minor lasso di tempo) successivo al 21 febbraio 2020 un calo del proprio fatturato superiore al 33% del fatturato dell’ultimo trimestre 2019, a causa delle restrizioni operate per contenere l’emergenza da coronavirus. Questo per i soggetti che presentano la dichiarazione IVA, ma per gli altri soggetti esonerati dall’obbligo di presentazione? E per i forfettari? Da Consap fanno sapere che, anche su questo punto, il ministero dovrà fornire chiarimenti perché non è chiaro, tra l’altro,  quale debba essere il periodo di confronto se si prende in esame un lasso di tempo inferiore al trimestre.

Per chi, invece, chi ha subìto una riduzione dell’orario di lavoro o la sospensione dall’attività è atteso un decreto attuativo di natura non regolamentare del Mef che dovrà “modulare” la durata della sospensione e specificare la documentazione richiesta, da presentare a corredo della domanda. Il modulo e la piattaforma informatica andranno adeguate alle nuove direttive. A certificare la sospensione o la riduzione dell’orario di lavoro servirà in entrambe i casi un attestato del datore di lavoro.

Ma conviene davvero?

Prima di fare domanda è bene valutare la reale convenienza della moratoria. Il fondo pagherà alle banche, al posto dei mutuatari, solo il 50% della quota dei mancati interessi maturati sulle rate non versate, calcolati sulla base dell’Irs o dell’Euribor (in questo momento ai minimi, addirittura negativi) presi come riferimento per il calcolo del piano di ammortamento. Il restante 50% degli interessi maturati durante la sospensione resterà a carico del titolare del finanziamento. Finita la sospensione il  mutuatario riprenderà (applicando i tassi che ci saranno in quel momento) a pagare le rate partendo dalla quota capitale residua lasciata al momento della domanda e il piano di ammortamento verrà, quindi, allungato di un periodo pari alla durata della sospensione. Su questo punto bisogna ricordarsi che i mutui più datati hanno più capitale e meno interessi da restituire.

Senza contare che, come è già successo, accedere al fondo potrebbe significare, per alcuni, precludersi la possibilità di surrogare il mutuo non solo durante il periodo di sospensione, ma anche in futuro.

pippo967